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25/02/2022 - BOLLETTE: I VENTI DI GUERRA SOFFIANO SUGLI AUMENTI DEL 200% GIÀ REGISTRATI NELLE BOLLETTE

L’annullamento degli oneri di sistema sulle bollette dell’energia varati dal Governo per il primo semestre dell’anno rappresenta, in termini assoluti, un aiuto significativo ma per le singole aziende appare poco più di una mancetta. A fronte di aumenti registrati del 200% una riduzione del 10% è poca cosa, un gesto simbolico più che un reale aiuto.

Il Consorzio Caem, consorzio di acquisto di energia e gas di Confartigianato, rileva che un panificio con 149mila kWh annui vede la bolletta passare da 21mila euro del 2021 a 46.600 del 2022, anche escludendo il 9.4% degli oneri di sistema. Un’azienda meccanica con 1.2milioni di KWh l’anno passa da 188 mila euro di bolletta a circa 400mila (+118, 5%), con 8.4% di abbattimento degli oneri di sistema. 

Anche sul versante forniture del gas la situazione è speculare. Da troppo tempo il sistema Italia attende una svolta, purtroppo continuano ad essere varati provvedimenti tampone che marginalmente fanno fronte all’emergenza. Una situazione che sta rischiando di diventare esplosiva anche a seguito della crisi politica internazionale.

A questo punto non possiamo perdere l’occasione di avviare un’autentica riforma del sistema elettrico e di approvvigionamento del gas. Muovendo dalla considerazione che il nostro Paese non dispone di gas ci chiediamo quanto tempo passerà prima di accorgerci che abbiamo la necessità immediata di stipulare contratti pluriennali di fornitura che garantiscano prezzi più stabili e più bassi rispetto a contratti di breve termine? 

Il sistema di approvvigionamento del gas potrebbe essere più flessibile e puntare su uno sfruttamento maggiore di canali non ottimizzati?

Con una produzione di energia sbilanciata sull’importazione di materia prima dall’estero, quando si incomincerà a ragionare di differenti sistemi di approvvigionamento e innovativi sistemi di produzione, magari semplificando le procedure autorizzative? 

Tra il 2010 e il 2011 nel nostro Paese sono stati installati nove GW di fotovoltaico che garantiscono una produzione di energia superiore a quella prodotta da 10 centrali nucleari. Perché non si è intervenuti per correggere le storture dei sistemi incentivanti allora in uso e si è preferito abbandonare lo sviluppo di questa fonte alternativa?

Perché i bonus edilizi non si rendono finalmente strutturali? Consentirebbero  interventi negli immobili esistenti per l’installazione di impianti di ultima generazione che andrebbero ad aumentare la produzione e allo stesso tempo conterrebbero il fabbisogno energetico degli stessi edifici riducendo la domanda di energia.

Ha senso parlare di nucleare se la tecnologia a supporto sarà forse disponibile tra 30 anni? Nel mentre continuiamo a pagare in bolletta lo smaltimento delle scorie delle centrali che abbiamo dismesso decenni fa. 
Perché non si decide di intervenire sulle modalità attuali di fissazione dei prezzi che premiando i produttori poco efficienti determina un innalzamento generale dei prezzi?

Perché la produzione di energia rinnovabile, gravata solo in piccola parte dagli aumenti delle materie prime, non garantisce l’approvvigionamento a prezzi costanti dell’energia elettrica ma viene fagocitata nel sistema ordinario di fissazione dei prezzi? 

Scaricare i costi sui clienti finali, attraverso aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi, non è la soluzione poiché ne va della competitività delle imprese.

Se con Covid abbiamo visto riempirsi i salotti di esperti virologi, medici di vario ordine e grado perché in tempi di pandemia energetica non si assiste ad un dibattito sul tema che getti le basi per un nuovo approccio alla risoluzione del problema e che guardi anche al mondo del trasporto fortemente penalizzato dagli aumenti dei carburanti?

Siamo consapevoli che alcune risposte richiedono tempo, altre sono già in ritardo. I mercati non attendono. Le imprese si muovono con una velocità che nulla ha a che vedere con i tempi della politica, ne va della loro sopravvivenza.

Per fronteggiare l’escalation dei prezzi le aziende possono agire sia singolarmente, affidandosi a esperti che già analizzando la bolletta riescono a individuare le opportunità di risparmio e che, attraverso una consulenza, possono fornire delle indicazioni sull’efficientamento dei consumi con interventi minimi, sia coralmente attraverso l’aggregazione tra imprese. Il consorzio Caem, consorzio di acquisto di energia e gas di Confartigianato che conta 8mila imprese e da circa 20 anni opera a loro vantaggio opzionando grandi quantità di energia e gas, ne è la dimostrazione. Queste due opzioni fanno nel breve la differenza che si traduce non solo in risparmio ma anche in stabilità. 

24/02/2022 - Caro bollette: servono azioni più incisive e investimenti sulla sostenibilità

Gli interventi Governativi sul caro bollette non fa diminuire la preoccupazione delle piccole imprese per gli aumenti dei costi di gas e energia elettrica, una situazione che da settembre è letteralmente fuori controllo.

“Gli interventi non hanno che inciso marginalmente sulla bolletta, perché gli oneri di sistema, annullati nel primo trimestre e ora anche nel secondo, tendenzialmente corrispondono a una media del 10% dell’intero costo. La preoccupazione per i costi energetici rimane quindi alta: è evidente a tutti che ormai si sono toccato livelli insopportabili per il mondo delle piccole imprese - spiega Gianluca Cavion presidente di Confartigianato Vicenza-. L’intervento del Governo appare più come un gesto ‘simbolico’ che un reale intervento per contrastare il caro energia”.

Lo dimostrano anche alcune simulazioni fatte del CAEM, consorzio Confartigianato di riferimento per le forniture di gas ed energia elettrica, per capire l’effettivo peso dell’intervento governativo sulle imprese.

Così per un’azienda produttrice di salumi che consuma annualmente 332.604 kWh con un prezzo di borsa elettrica di 260 €/MWh, il costo annuale della bolletta passa da 45.101€ a 100.425 € nel calcolo si è tenuto conto dell’annullamento degli oneri di sistema incidenti per il 9,20%, questo significa che l’aumento del 2022 sul 2021 sarà del 122,7%. Se si passa invece a un panificio con 149.731 kWh annui i costi in bolletta del 2022 sul 2021 passano da 20.985 € a 46.602 € tenendo in considerazione l’annullamento degli oneri di sistema che incidono per il solo 9,40%. Un’azienda meccanica con 1,2 milioni di kWh annui, con l’intervento del Governo che abbatte i costi dell’8,4%, passa da un costo di 188.828 € ad un costo di 399.479 € con un aumento in bolletta del 118,5%.

“Si potrebbe andare avanti - continua Cavion- ma la sostanza non cambia. L’aiuto decretato dal governo, con gli attuali valori in gioco, è assolutamente ininfluente e quindi inefficace rispetto agli aumenti e alle aspettative delle nostre aziende. Insistiamo perciò nel dire che si deve trovare una soluzione per limitare il peso degli aumenti dei costi della materia prima.”
Accanto all’annuncio del Governo dell’abbattimento degli oneri di sistema anche per il secondo trimestre dell’anno, indipendentemente dalla potenza disponibile (sopra e sotto i 16,5 kW), sembra sia stata deliberata anche la riduzione degli oneri di sistema per il gas. Viene poi rafforzato il bonus sociale per le forniture di gas e di energia domestiche ed esteso fino a giugno il credito d’imposta per gli energivori (pare alle stesse condizioni di quelle del primo trimestre 2022). Peraltro sembra che un’analoga misura venga introdotta per i gasifori.

“E’ chiaro che qualsiasi intervento a sostegno delle imprese è apprezzato – aggiunge Cavion- ma non possiamo nascondere il fatto che siamo di fronte ad aiuti importanti in termini assoluti ma che alle singole aziende appaiono più come un pannicello caldo. A fronte di aumenti del 200% delle bollette un 10% di riduzione sembra veramente poca cosa. Altro aspetto è la continua differenziazione di benefici fra chi è energivoro o gasiforo e chi non lo è. Come sistema Paese dovremmo difendere e aiutare tutti allo stesso modo: non esistono, e non possono esistere, figli di serie A e serie B. Non siamo contrari al fatto che per le grandi aziende ci sia la possibilità, in determinate condizioni, di accedere al credito d’imposta, ma tale opportunità dovrebbe essere data anche alle aziende di piccole dimensioni. Il costo dell’energia e del gas in termini percentuali rispetto al fatturato aziendale può essere molto pesante anche per una impresa artigiana o comunque di piccole dimensioni”.
Confartigianato Vicenza quindi non festeggia per quanto deliberato dal Governo per il secondo trimestre: “A questo punto ci si deve augurare solo un calo del prezzo della materia energia e gas importante, ipotesi inevitabilmente legata alla situazione geopolitica internazionale che vive un periodo di grandi preoccupazioni”

Per abbattere i costi energetici ci sono però altre strade, anche se non così immediate. “Parliamo della sostenibilità che vedrà senza ombra di dubbio coinvolte le piccole imprese - evidenzia Cavion-. Condividiamo la necessità di puntare verso forme di energia pulita e di spingere sull’acceleratore della sostenibilità, ma per farlo dobbiamo prima di tutto aiutare le imprese a rimanere sul mercato. Affrontiamo le cose con le giuste tempistiche”.

21/02/2022 - Boschetto: con il caro bollette rischio catastrofe

“In Veneto ci sono quasi 125mila imprese artigiane sotto pressione e con loro i 321mila addetti che vi operano quotidianamente. Tutti stanno infatti toccando -bollette alla mano- la dimensione e la realtà del problema caro energia e gas. E’ un dato di fatto, come è un fatto che, tranne qualche settore particolarmente esposto, non ci sono evidenze per cui le aziende in questo momento facciano ricorso alla riduzione di personale per l’aumento notevole dei costi energetici. Sebbene oggi, 18 febbraio, vediamo una riduzione del costo dell’energia (PUN), sceso a poco meno di 220 €/MWh, contro i 260 €/MWh del mese di gennaio, i costi che le imprese continuano a sostenere sono sempre troppo elevati e soprattutto assistiamo a variazioni repentine ed incontrollabili!” Questa la dichiarazione di apertura del Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto in collegamento al tavolo convocato dall’Assessore Elena Donazzan “Impatto crisi aziendali e occupazione per aumento costi di produzione”.

“Le nostre imprese stanno tenendo duro -ha sottolineato-. Nel nostro sistema associativo hanno richiesto l’utilizzo di ammortizzatori sociali, aziende nei settori più vari ma, principalmente, in quello della manifattura moda. Stiamo parlando di qualche centinaio di aziende (250 dai dati rilevati dalle sedi Confartigianato del Veneto, con provvedimenti che possono coinvolgere al massimo 1.500 dipendenti.) e con ogni probabilità si tratta di situazioni legate più a code di crisi date dalla pandemia che da altro. Ma non potranno proseguire a lungo se non cambia qualcosa. Molti infatti, stanno seriamente valutando se continuare a produrre o se sia più conveniente sospendere le attività. Il peso che devono sostenere infatti non è solo quello delle bollette ma si aggiungono l’aumento inevitabile dell’inflazione, quello delle materie prime, la situazione pandemica ancora presente, l’incertezza dei mercati internazionali oltre che la riduzione dei consumi!”

Il nostro Ufficio Studi ha certificato che per le commodities energetiche il 2021 ha chiuso con un aumento, valutato in dollari, dell’82,0% su base annua, il tasso più alto degli ultimi 42 anni, il terzo dopo quelli degli shock petroliferi del 1974 e 1979. Le tensioni maggiori provengono dal gas, prima fonte di produzione di elettricità, la cui bolla sta pesantemente spingendo al rialzo i prezzi dell’energia elettrica: a dicembre 2021 il prezzo del gas europeo (TTF) registra un impressionante +709% rispetto a dicembre 2019 mentre il prezzo dell’energia elettrica di riferimento per la borsa elettrica a gennaio 2022 è 3,5 volte quello di un anno prima.

“Grazie al Consorzio Caem del sistema Confartigianato Veneto -ha proseguito Boschetto- riusciamo ad avere i dati reali dalle fatture delle aziende associate, i dati inseriti nella tabella sono quindi reali e le proiezioni sull'aumento dei prezzi sono basate appunto su dati reali”.

“Con queste variazioni schizofreniche -si è chiesto il Presidente- come può un'impresa programmare la propria attività? Il Governo ha in cantiere un nuovo decreto di circa 8 miliardi. Un ulteriore aiuto che va a sommarsi a quelli già varati e hanno inciso da un 9% ad un 15/18% sul totale bolletta ma, purtroppo, non è sufficiente a risolvere il grave problema. Auspichiamo un intervento importante da parte della Regione a difesa di tutto il mondo produttivo con interventi forti di sostegno ad azioni verso il Governo centrale per ulteriori misure e soprattutto interventi strutturali che mettano in sicurezza il sistema economico da fluttuazioni geo politiche. Noi siamo pronti a fornire dati a supporto di ogni azione che si renda necessaria – ha concluso Boschetto-”.

24/01/2022 - Il caro-bollette problema per tutte le imprese: riequilibrare subito costi transizione energetica

Il problema del caro-energia riguarda tutto il sistema produttivo nazionale: tanto gli energivori esposti alla concorrenza internazionale, quanto le piccole imprese che pagano la maggior parte degli oneri generali di sistema in bolletta. I piccoli imprenditori sono penalizzati da una distribuzione iniqua di questi oneri, che finanziano per il 49%, pari a 4,7 miliardi di euro, e che sono dedicati, tra l’altro, alle agevolazioni per le aziende energivore.

Confartigianato denuncia il problema storico degli squilibri nella struttura della bolletta energetica che colpiscono i piccoli imprenditori. A causa dell’assurdo meccanismo ‘meno consumi, più paghi’ applicato agli oneri parafiscali, le micro e piccole imprese con consumi energetici contenuti sono costrette a finanziare la maggiore quota di oneri per il sostegno delle energie rinnovabili, di categorie come le imprese energivore, e i bonus sociali.

Questa iniqua distribuzione del carico contributivo gonfia del 35% il costo finale dell’energia per le piccole imprese che finiscono per pagare l’elettricità 4 volte di più rispetto a una grande industria.

Al Governo impegnato a individuare misure per alleggerire il costo dell’energia, Confartigianato sollecita pertanto la riforma rapida e drastica della struttura della bolletta per garantire una distribuzione più equa degli oneri generali di sistema tra le diverse categorie di utenti e legata all’effettivo consumo di energia.

La Confederazione chiede di ‘estrarre’, almeno parzialmente, dalla bolletta gli oneri generali di sistema, trasferendo alla fiscalità generale le componenti tariffarie destinate a finanziare le agevolazioni per gli energivori e il bonus sociale.

Confartigianato sollecita inoltre la definizione normativa dei criteri di distribuzione della contribuzione in bolletta, fondati sull’allineamento tra consumi e gettito. E ancora la revisione della disciplina delle agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia, limitando i benefici alle sole aziende che abbiano effettivamente realizzato interventi di efficienza energetica.

Altro fronte sul quale Confartigianato chiede di intervenire riguarda l’eliminazione delle inefficienze legate alla formazione del prezzo di borsa, che condiziona il peso dei costi energetici producendo extramargini di guadagno per alcuni produttori, inaccettabili nell’attuale situazione di emergenza.

21/01/2022 - Caro energia: la Caporetto delle imprese della ceramica +254% energia e + 359% il gas

“Non solo il prezzo della bolletta, cresciuto di due volte e mezza, ma i costi del gas naturale sono aumentati addirittura del 360%. Così le nostre aziende finiranno fuori mercato e ci troveremo a gestire un dramma sociale. L’energia rappresenta almeno un quarto dei costi di fabbricazione nelle nostre imprese della ceramica ed è evidente a tutti che un settore come il nostro non può scaricare a valle simili incrementi dei costi, men che meno quando compete a livello globale come noi, che esportiamo oltre l'80% della produzione”. La denuncia è di Maria Teresa Maroso Presidente regionale della ceramica di Confartigianato che precisa: “rischiamo una “Caporetto” per 204 imprese e gli oltre settecento addetti che vi lavorano, personale tutto altamente specializzato, con competenze straordinarie che rischiano di essere perdute per sempre”  

“il problema è molto sentito dalla Categoria -prosegue Maroso-. Non passa ora che non riceva una telefonata da un collega che si trova di fronte all'impossibilità di pagare le bollette. E diversi stanno valutando la possibilità di chiudere”.

“Abbiamo scritto all'Assessore Roberto Marcato a novembre e dicembre scorsi -ricorda- chiedendo un incontro che auspico si possa tenere nei prossimi giorni. L’attenzione della Regione Veneto è infatti fondamentale soprattutto per un comparto altamente specializzato, artistico, di tradizione e con numeri affrontabili da un intervento economico di sostegno come è la ceramica. Quanto fatto per le fornaci di Murano è un precedente che ci conforta. La nostra situazione è stata fatta anche presente dal Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto nell’incontro indetto sul tema caro energia a fine dicembre dall’Assessore al Lavoro Elena Donazzan”.

Grazie alle competenze e le conoscenze del nostro Consorzio di acquisto di energia e gas CAEM è possibile quantificare la gravità della situazione delle nostre aziende e l’impatto che subiranno nei prossimi mesi. Nelle nostre simulazioni, i costi dell’elettricità di una piccola azienda della ceramica passa da 1.798 euro a 6.372 euro e, per il gas, da 3.488 euro a 16.000 euro.

“E’ assolutamente essenziale che anche il Governo si ponga il problema dei costi per le imprese -conclude la Presidente Maroso-. La nostra attenzione è rivolta al Consiglio dei Ministri in programma giovedi 20 gennaio prossimo nel quale saranno discusse nuove misure e provvedimenti su bollette e ristori, anche se sarà molto difficile che si possa trovare convergenza politica su un impegno di spesa stimato in oltre 30 miliardi di euro. Per questo motivo è necessario che gli sforzi si concentrino sui settori più colpiti come lo è la ceramica veneta”.