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21/01/2022 - Costi energia e gas alle stelle mettono in seria difficoltà le aziende

I forti aumenti dei costi dell’energia elettrica stanno mettendo in seria difficoltà le imprese artigiane e quelle di piccole dimensioni. A livello governativo continuano gli annunci di nuovi interventi per l’abbattimento degli incredibili aumenti che le imprese stanno subendo da mesi, ma nel frattempo queste stanno vivendo una stagione piena di difficoltà dovuta a più fattori con l’aumento dei costi delle materie prime e con il non più sopportabile aumento dei costi energetici.

L’IMPEGNO

Confartigianato Imprese Vicenza da molti mesi sta intervenendo ovunque per spiegare la drammaticità del momento; i vari interventi finora sembrano essere più dei “cerotti” che delle cure utili a dare sollievo reale alle imprese.

I RISCHI DI QUESTO PERIODO

“In questi ultimi mesi – spiega Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Vicenza -, e anche nel primo trimestre del 2022, gli aiuti sono stati sostanzialmente riservati alle famiglie e alle imprese con meno di 16,5 kW di potenza disponibile. Ci si è dimenticati completamente di tutte le altre imprese artigiane o di piccola dimensione che mai come oggi stanno soffrendo una situazione che rischia davvero di far saltare questo nostro sistema. Certo, apprezziamo gli interventi governativi, ma non sono assolutamente sufficienti. Le nostre aziende sono stremate e gli artigiani chiedono interventi importanti e imponenti. Ogni giorno ricevo telefonate dai nostri soci che esprimono la loro difficoltà nel continuare il lavoro”.

GLI AUMENTI

 “Mentre a Roma parlano e decidono con troppa lentezza, noi stiamo vivendo una situazione mai vista. Cosa possiamo dire ai nostri soci che ancora sono riforniti nel mercato tutelato, che in questi giorni hanno cominciato a capire che l’elettricità aumenta del 55% e il gas del 41,8% rispetto all’ultimo trimestre del 2021? Quali aiuti sono stati riservati agli imprenditori che hanno una potenza disponibile superiore 16,5 kW? Nessuno, questo è il dato di fatto. Mettendo a disposizione le competenze e le conoscenze del nostro Consorzio di acquisto di energia e gas abbiamo spiegato in più sedi, da quella del Governo regionale a quella Parlamentare, qual è la situazione delle nostre aziende e l’impatto che subiranno nei prossimi mesi. Nelle nostre simulazioni, i costi dell’elettricità di una carrozzeria passano da 3.285 euro l’anno a 11.444 euro; una piccola azienda della ceramica passa da 1.798 euro a 6.372 euro e, per il gas, da 3.488 euro a 16.000 euro; per non parlare di un caseificio che passerà per l’energia elettrica da 42.225 euro a 160.864 euro, oppure di un molino per la farina che andrà da 28.274 euro l’anno a 101.737. Tali fattispecie sono già state segnalate alla Regione con le evidenze delle maggiori criticità per settore. La lista potrebbe essere infinita e, dopo mesi di confronti e dibattiti, nonostante i nostri segnali e le nostre informazioni su quanto stava succedendo, ancora non arrivano interventi pesanti”.

BISOGNA AGIRE SUBITO

 “In certi momenti – conclude Cavion -, non si può tergiversare o prendere decisioni che guardano solo all’immediato. Che significato ha decidere di intervenire fino al mese di marzo e perché non oltre? Noi riteniamo che sia arrivato il momento che il Governo faccia una proposta che riduca in maniera importante non solo i costi degli oneri di sistema, ma anche quelli del costo della materia prima dell’energia elettrica e del gas, che sono quelli che sembrano essere fuori controllo. Facciano come vogliono, ma lo facciano; e soprattutto questa volta lo facciano per tutte le piccole imprese che garantiscono occupazione e dignità ai lavoratori e benessere alla collettività. Ed è bene che lo si faccia subito. Basta dichiarazioni, ora si passi ai fatti”.

20/01/2022 - Boschetto: “Le nostre imprese rischiano nel 2022 di vedere questa voce di spesa aumentare anche del 200%”

“Siamo preoccupati per la sopravvivenza di tante aziende che rischiano, nel 2022, di vedere energia elettrica e gas aumentare anche del 200%”. Così ha aperto il suo intervento Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto all’incontro urgente sul tema convocato dall’Assessore Elena Donazzan il 30 dicembre scorso. “I nostri laboratori iniziano a rinunciare a prendere nuovi ordini (anche se in forte crescita in questi mesi) perché gli aumenti dei costi delle materie prime, tra le quali spiccano l’energia e il gas, sono impossibili da trasferire sulla committenza con una situazione che ci allarma molto in quanto una parte delle imprese rischia addirittura di non riaprire dopo le festività natalizie”.

Il caro tariffe di energia elettrica e gas infatti sta incidendo pesantemente su aziende e famiglie. Nel mese di ottobre 2021, ad esempio, il salto tariffario per l’energia elettrica rispetto al mese precedente è stato del 37%, mentre l’aumento di novembre su ottobre è stato di un altro 3,9%, arrivando al mese di dicembre che rispetto al mese di novembre ci da un aumento tariffario di almeno il 28%. Aumenti riscontrabili facilmente nella borsa elettrica visto che fanno riferimento all’andamento medio mensile del PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica).  

“Aumenti che nell’ultimo trimestre del 2021 hanno messo in seria difficoltà tutte quelle imprese (che sono molte) che hanno contrattualizzato tariffe indicizzate per le loro forniture, e che mai avrebbero pensato di trovarsi in una situazione di questo genere. Situazione che non migliorerà sicuramente nel 2022 infatti tutti gli indicatori già oggi dicono che il primo trimestre sarà certamente, in termini di costo dell’energia, ancora più pesante dell’ultimo trimestre 2021. Si spera poi in un calo tariffario nel secondo trimestre 2022 visto che le previsioni indicano per il gas naturale una riduzione dei costi, previsione però tutta da dimostrare e, soprattutto da quantificare in termini reali”, continua Boschetto.

Gli aumenti delle tariffe dell’energia elettrica e del gas stanno, infatti, mettendo in seria difficoltà molte imprese, in particolare quelle di piccole dimensioni. In questa fase sottoscrivere nuovi contratti con forniture a tariffa fissa (quindi molto alte) appare non conveniente perché comporterà il mantenimento delle stesse per l’intero periodo contrattuale. Nel contempo, sottoscrivere contratti a tariffa indicizzata comporterà costi molto alti per il primo trimestre, che è il periodo dell’anno con maggiore utilizzo di energia elettrica e gas, sperando poi di poter beneficiare degli eventuali cali dell’andamento della borsa elettrica, di cui però non c’è certezza.

“La situazione è insostenibile. Le imprese non possono vivere sull’incertezza e il timore di quel che può accadere da qui alla primavera. Come si può programmare la propria attività? – si chiede Boschetto-. Il CAEM, che è il consorzio di nostro riferimento per le forniture di energia elettrica e gas, che opera per diverse migliaia di piccole imprese, ha fatto alcune simulazioni sugli aumenti nel 2022, sulla base dell’attuale andamento del prezzo della borsa elettrica sia sul gas che sull’energia. Ne emerge uno scenario davvero impressionante”.

Rispetto al 2021 un’azienda della plastica che utilizza annualmente 2,5 milioni di kWh avrà un aumento della spesa della materia prima del 289%, passando da 186.257 euro a 725.761 euro; un’azienda meccanica con 1,2 milioni di kWh/anno subirà un aumento del 287%, passando da euro 88.034 euro a 341.320 euro. L’aumento per un’azienda della ceramica con 20.790 kWh annui sarà del 254%, passando da un costo materia prima di 1.798 euro a 6.372 euro, mentre per il gas con 1.921 mc mensili l’aumento sarà del 358%, passando da un costo medio mensile di 436 euro a 2.076 euro. Un caseificio che consuma 594.462 KWh/anno avrà un aumento del 281%, con costi che passeranno da 42.225 euro a 160.864 euro, mentre per il gas a fronte di un consumo mensile di 20.112 mc avrà un aumento del 398%, passando da una spesa media mensile di 4.188 ero a 20.882 euro. Un molino con 1.454.494 kWh annui passerà da un costo del 2021 di euro 99.338 a euro 388.615 con un aumento del 291%.

“Questi sono gli esempi, se il livello della borsa elettrica si manterrà com’è attualmente anche per il 2022, che abbiamo portato all’attenzione dell’Assessore Donazzan - aggiunge il presidente-. Ecco perché ci aspettiamo un intervento legislativo che vada ben oltre i 3,8 miliardi messi a disposizione dal Governo. È il momento che tutti i soggetti pubblici, per quanto in loro potere, intervengano con formule di abbattimento dei costi energetici. E’ chiaro che si tratta di intervenire in maniera importante almeno per il 1° trimestre del 2022, soprattutto per quelle piccole imprese che hanno in questo periodo contratti indicizzati, indipendentemente dalla formula applicata e limitatamente alla componente indicizzata, oltre a quelle piccole imprese che hanno contrattualizzato tariffe fisse con attivazione dal mese di settembre/ottobre 2021. Queste sono quelle che nel primo trimestre 2022 rischiano di dover effettivamente sospendere l’attività per l’elevato costo materia energia e gas”.

12/01/2022 - L’assessore Donazzan incontra le associazioni imprenditoriali su aumento costi energia- Boschetto: aumenti superiori al 200%

L’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan ha incontrato il 30 dicembre scorso in videoconferenza, i presidenti regionali rappresentanti delle associazioni di categoria del settore manifatturiero del Veneto (Confindustria, Confapi, CONFIMI, Confartigianato, CNA) per affrontare il tema della crisi che si sta prospettando, in particolare nel settore manifatturiero, in seguito all’aumento dei costi di produzione.

“Ho fortemente voluto questo incontro rispetto ai segnali che mi giungono dal manifatturiero con aziende che, dopo le feste, rischiano di non riaprire – spiega l’Assessore Donazzan –. L’obiettivo era quello di avere un quadro della situazione il più preciso possibile. Ne è emerso un confronto molto costruttivo. Vi è stata compattezza nell’analisi del problema e unitarietà nelle richieste da rivolgere al Governo centrale. Ci rivedremo a fine gennaio per aggiornare il quadro, nel frattempo incontrerò le associazioni sindacali. Il quadro prospettato è drammatico – continua Donazzan -. La situazione del rincaro dei costi energetici, dell’aumento dei costi delle materie prime, della carenza della componentistica dall’estero, impatta non solo nel settore delle aziende energivore (fonderie, lavorazione della ceramica, automotive) ma di tutto il sistema economico con aumenti medi stimati per inizio anno del 250%”.

“Siamo preoccupati per la sopravvivenza di tante aziende che rischiano, nel 2022, di vedere energia elettrica e gas aumentare anche del 200%”. Così ha aperto il suo intervento Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto. “I nostri laboratori iniziano a rinunciare a prendere nuovi ordini (anche se in forte crescita in questi mesi) perché gli aumenti dei costi delle materie prime, tra le quali spiccano l’energia e il gas, sono impossibili da trasferire sulla committenza con una situazione che ci allarma molto in quanto una parte delle imprese rischia addirittura di non riaprire dopo le festività natalizie”. “La situazione è insostenibile. Le imprese non possono vivere sull’incertezza e il timore di quel che può accadere da qui alla primavera. Come si può programmare la propria attività? Il CAEM, che è il consorzio di nostro riferimento per le forniture di energia elettrica e gas, che opera per diverse migliaia di piccole imprese, ha fatto alcune simulazioni sugli aumenti nel 2022, sulla base dell’attuale andamento delprezzo della borsa elettrica sia sul gas che sull’energia. Ne emerge uno scenario davvero impressionante”. Rispetto al 2021 un’azienda della plastica che utilizza annualmente 2,5 milioni di kWh avrà un aumento della spesa della materia prima del 289%, passando da 186.257 euro a 725.761 euro; un’azienda meccanica con 1,2 milioni di kWh/anno subirà un aumento del 287%, passando da euro 88.034 euro a 341.320 euro. L’aumento per un’azienda della ceramica con 20.790 kWh annui sarà del 254%, passando da un costo materia prima di 1.798 euro a 6.372 euro, mentre per il gas con 1.921 mc mensili l’aumento sarà del 358%, passando da un costo medio mensile di 436 euro a 2.076 euro. Un caseificio che consuma 594.462 KWh/anno avrà un aumento del 281%, con costi che passeranno da 42.225 euro a 160.864 euro, mentre per il gas a fronte di un consumo mensile di 20.112 mc avrà un aumento del 398%, passando da una spesa media mensile di 4.188 ero a 20.882 euro. Un molino con 1.454.494 kWh annui passerà da un costo del 2021 di euro 99.338 a euro 388.615 con un aumento del 291%.

Alla luce dell’analisi, grazie agli approfondimenti forniti, i partecipanti alla riunione hanno concordato su una serie di richieste. In primo luogo la necessità di chiedere un’azione forte nei confronti del Governo affinchè intervenga attraverso la leva fiscale sui costi energetici al fine di ottenere un prezzo calmierato, di aprire alle riserve strategiche e rivedere le politiche di approvvigionamento, in particolare del gas nazionale, oltre ad affrontare la questione sul piano geopolitico con somma urgenza. Le parti hanno chiesto anche di rivedere le politiche energetiche, dato l’importante impatto che nel nuovo contesto internazionale hanno sulla economia nazionale.

“Alla luce degli esiti dell’incontro ho informato il Presidente Zaia e aggiornerò i colleghi di giunta al fine di concordare la linea di intervento e le prossime azioni. – sottolinea Elena Donazzan -. Ciò che mi preoccupa particolarmente è l’impatto mai immaginato prima dell’aumento delle materie prime e dei costi rispetto alla tenuta del sistema produttivo e, quindi, occupazionale. Abbiamo la necessità di sollecitare al Governo aiuti tempestivi alle imprese per scongiurare riduzioni di produzione o chiusure che avrebbero un impatto occupazionale di proporzioni mai viste – conclude -. Non si tratta di un problema contingente, ma strutturale. Abbiamo bisogno di nuove visioni di politiche industriali che supportino tutto il sistema economico a partire dai costi, che rischiano di scaricarsi principalmente sui lavoratori, anello più fragile della lunga catena produttiva”.

11/01/2022 - Boschetto: “Non ‘spegnete’ le Pmi. Subito riforma della bolletta per riequilibrare oneri parafiscali e ridurre costi”

“Non “spegnete” le PMI italiane! Paghiamo il prezzo dell’energia più alto d’Europa, superiore del 33,5% rispetto alla media dei Paesi Ue. A noi piccole imprese l’elettricità costa 4 volte di più rispetto a una grande industria a causa dell’assurdo meccanismo ‘meno consumi, più paghi’ applicato agli oneri parafiscali in bolletta e che gonfia del 35% il costo finale dell’energia per le nostre piccole imprese”. L’allarme lo lancia Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto che propone: “una rapida e drastica revisione della struttura della bolletta per garantire una distribuzione più equa degli oneri generali di sistema tra le diverse categorie di utenti e legata all’effettivo consumo di energia. Si tratta di ‘estrarre’, almeno parzialmente, dalla bolletta gli oneri generali di sistema, trasferendo alla fiscalità generale le componenti tariffarie destinate a finanziare le agevolazioni per gli energivori e il bonus sociale. Serve anche la revisione della disciplina delle agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia, limitando i benefici alle sole aziende che abbiano effettivamente realizzato interventi di efficienza energetica. Serve anche rafforzare gli strumenti di accompagnamento delle Pmi nei processi di efficientamento e autoproduzione dell’energia”.

Da un dossier realizzato da Confartigianato emergono i pesanti squilibri nella struttura della bolletta energetica che penalizzano i piccoli imprenditori. Il peso degli oneri di sistema è distribuito in maniera sperequata tra le diverse categorie di utenti, poichè non è allineato all’effettivo consumo di energia. Le piccole aziende in bassa tensione, infatti, a fronte di una quota di consumi energetici del 32%, sono costrette a pagare il 49% della componente degli oneri generali di sistema nella bolletta elettrica, pari ad una somma di 4,7 miliardi di euro. In barba al principio ‘chi inquina, paga’, le Pmi devono finanziare la maggiore quota di oneri per le componenti della bolletta dedicate al sostegno delle energie rinnovabili, di categorie come le ferrovie e le imprese energivore, e i bonus sociali.

“Si tratta – conclude Boschetto – di una iniqua distribuzione del carico contributivo sugli utenti non domestici che vede le micro e piccole imprese fortemente penalizzato a fronte di consumi energetici contenuti, mentre le utenze industriali in alta o altissima tensione pagano oneri molto bassi nonostante siano responsabili di alti consumi energetici e quindi di alti livelli di emissioni. A questi problemi strutturali si aggiungono i pesanti rincari del prezzo dell’energia che in alcuni casi hanno fatto addirittura triplicare la bolletta delle piccole imprese”.

30/12/2021 - Punti di ricarica elettrica: previsto un bando per l’erogazione di contributi a fondo perduto

Uscirà probabilmente entro il mese di marzo del 2022 un bando da parte del Ministero della transizione ecologica per l’erogazione di contributi a fondo perduto del 40% finalizzati a sostenere l’acquisto e l’installazione di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici effettuati da imprese e professionisti. Un’opportunità interessante e conveniente per chi intende munirsi di un punto di ricarica di veicoli elettrici.

Il provvedimento rientra nel programma nazionale per la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nel quale si individuano un numero di infrastrutture di ricarica, necessario per raggiungere l’obiettivo del Piano nazionale di integrato per l’energia e il clima (PNIEC) di almeno 6 milioni di veicoli elettrici circolanti al 2030, pari a 3,3 milioni di punti di ricarica privata, 31.500 colonnine di ricarica pubblica veloce e 78.600 colonnine di ricarica pubblica lenta.

Il fondo messo a disposizione per questo bando è di 90 milioni di euro.

Informazioni possono essere chieste al Consorzio CAEM oppure alle associazioni provinciali di Confartigianato Imprese.